Negozi, “NO” alle aperture festive. Un libro bianco di FEDERStrade

luglio 01, 2012 | News

«La domenica vogliamo stare con i nostri familiari e consentire al personale di fare altrettanto.»

Per la Prima Comunione di mia figlia ho dovuto chiudere il negozio per “inventario”», scrive un commerciante di Via Frattina.

Gli fa eco un collega: «Negli ultimi cinque anni, dovendo “seguire” gli orari delle aperture domenicali, ci è letteralmente impossibile seguire la nostra terza figlia di 12 anni. Per sopravvivere commercialmente, dobbiamo sacrificare la famiglia e le nostre convinzioni religiose».

Sono soltanto alcune delle decine di testimonianze raccolte in un “Libro bianco” da Mina Giannandrea, presidente di Federstrade-Confesercenti e vicepresidente di Confesercenti Roma e Lazio, che sta promuovendo a tappeto una campagna di sensibilizzazione per la chiusura festiva degli esercizi commerciali.

«Le feste sono importanti non solo dal punto di vista religioso ma anche umano: rappresentano una delle poche occasioni rimaste alle famiglie per stare insieme», sostiene Mina Giannandrea, appoggiando con forza le parole pronunciate da Benedetto XVI a Milano in occasione del recente Incontro mondiale delle famiglie: «Penso che difendiamo la libertà dell’uomo, difendendo la domenica e le feste come giorni di Dio e così giorni per l’uomo».

La Chiesa si è espressa più volte a sostegno della «rilevanza antropologica» del giorno del Signore e del riposo domenicale o festivo.

Convinzioni sposate da Mina Giannandrea e da molti altri commercianti come lei, che si oppongono alle aperture domenicali: «Le feste religiose e non solo devono essere rispettate, sempre.

Non è questione di imporre qualcosa, ma un invito al buon senso.

La domenica e i giorni di festa non si va a comprare, lo shopping possiamo farlo di sabato o di lunedì.

Inoltre, in un momento come questo di contrazione delle spese, in cui i negozi fatturano di meno, rimanere aperti anche per la feste comporterebbe solo costi, specialmente per i piccoli commercianti, quelle che più di tutti risentono della crisi, già in ginocchio per i consumi al palo e la pressione fiscale».

Tante e diversificate le voci e le testimonianze che si affollano fra le pagine del “Libro bianco”:

«Non vogliamo sacrificare la domenica sull’altare del consumismo», osserva Delfina, titolare della boutique “Brighenti” in Via Borgognona.

Lo conferma Alessandro Palazzoli: «Siamo travolti dal commercio. Ma fortunatamente la vita non è solo questo»; ancora, Orietta, commessa alla “Max Mara” in Viale Marconi, confida: «Trovo sia un sacrilegio non poter santificare le feste, come ci hanno insegnato i nostri genitori».

E l’Ottica Selloni, in Via Oderisi da Gubbio, sottolinea: «Siamo un’impresa a conduzione familiare. Se ci fanno lavorare anche la domenica, quando avremo il tempo per la famiglia e per crescere i nostri figli?».

Mentre l’associazione dei commercianti di Via dei Giubbonari ribadisce: «Da molti anni ci battiamo per l’osservanza delle festività religiose e laiche. Molti di noi, pur essendo di religione ebraica, vorrebbero che anche i loro collaboratori cattolici possano osservare scrupolosamente tutte le feste domenicali».

«Ci manca molto la domenica in cui si riuniva tutta la nostra famiglia», raccontano Ivana e Anna Santoro, sorelle che gestiscono un negozio di parrucchiere in Via Enrico Fermi. «Facciamo un appello alla Chiesa, perché sostenga questa nostra richiesta, per poter recuperare i nostri valori affettivi e morali», aggiungono.

Anche il loro negozio ha aderito a Federstrade, associazione in cui le principali vie commerciali della Capitale hanno deciso di confluire: da Piazza di Spagna a Viale Marconi, da Viale Europa a Via della Grande Muraglia, da Via Ottaviano a Via Appia, da Viale Eritrea a Via Cola di Rienzo.

E Confesercenti di Roma ha aperto anche una piazza virtuale da raggiungere via telefono, web, mail, Twitter e Facebook (Parlaimpresa.it), con tanto di forum ed esperti, come centro di assistenza per le imprese in difficoltà che vogliono confrontarsi su fisco, previdenza, credito, nuove opportunità di sviluppo e, perché no, anche sulla chiusura festiva delle saracinesche.

Conclude Mina Giannandrea: «In virtù del contributo essenziale che la Chiesa da alla vita del Paese, che si esprime, anzitutto, nella presenza capillare e costante con cui essa costruisce, anima e sostiene sul territorio una rete di “prossimità solidale”, di farsi portavoce di queste istanze.

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